VIDEOARTE
Una selezione di opere di video arte per mettere in luce l’estetica e il significato della ricerca dell’artista. In ogni video è presente il corpo che agisce. Sono performance che attraverso l’azione indagano e danno forma a sentimenti equali: l’abbandono, il dolore, l’amore alla ricerca di una trasformazione dell’ anima e dello spirito. I video sono preghiere carnali, rituali personale per attivare un processo di catarsi e conoscenza.
Le tecniche utilizzate riflettono sul tempo e l'”Io” : slow motion, reverse time, datamoshing, freeze. I video sono videotape nativi (VHS) digitalizzati, video mixati con un videomixer degli anni ’90 (Roland V8) e in 4k. Quando presente il testo e la colonna sonora sono interamente creati dall’artista. Le parole si inspirano alla filsofia esistenzialista e alla relIgione. La musica è composta con un sintetizzatore e con un kaos oscillator. L’ aspetto del colore e della luce sono particolarmente curati in senso pittorico per comunicare con il simbolo gli stati d’animo.
L’ARTISTA MUORE NELL’ARTE | AUTORITRATTO
VIDEO 4K 9:16 | COLORE | SUONO | 2:37 sec. | 2025
Maschera e musica originale M. Balbi Dipalma
Nel video “L’ Artista muore nell’Arte” all’interno di una visione filosofica esistenzialista, il performer problematizza il rapporto con l’Essere e l’Arte, riprendendo le origini metafisiche greche. L’indagine dell’Essere, all’interno della poetica del performer, è la ricerca stessa dell’Arte, di Sé e dell’io nell’arte. Sotto questa luce la maschera d’oro di tradizione funeraria arcaica (si pensi alla maschera di Agamennone e alla maschera dei faraoni egizi), così come il titolo dato all’opera, assume molteplici significati: è la morte dell’io dell’artista nella ricerca dell’Arte e della sua rinascita nella luce sacra della stessa, come veicolo sacro di connessione con gli strati più’ profondi dell’Essere; la catarsi della propria sofferenza nella creazione, verso uno stato di rinascita e illuminazione; la ricerca della fine della sofferenza umana nella robotica e nella AI; la perdita della fragilità’ umana, in una sorta di atarassia tecnologica con l’avvento della AI. Nasce, così, una riflessione ampia sull’ ethos e il senso della propria ricerca artistica e della risonanza che l’arte può avere. Così nella composizione sonora, di contrasto al lirismo del piano è aggiunto il suono della risonanza magnetica. L’Artista crea esplorando il suo corpo, la sua anima, la sua identità’ per rinascere nella luce della conoscenza.
KAIROS | AUTORITRATTO
VIDEOTAPE VHS | COLORE | SUONO | 2:30 sec. | 2024
Testo e musica originale M. Balbi Dipalma
Vincitore premio Etereart “Visioni – Premio d’arte internazionale 2024” | Salerno
Finalista categoria installazioni “Premio Modigliani 2024” | Roma
L’artista contemporaneo Marco Balbi Dipalma esplora l’essenza del suo essere e della sua esistenza attraverso uno dei mezzi espressivi più potenti e immediati: la video arte. Essa gli consente di catturare la complessità dei sentimenti e delle emozioni, offrendo allo spettatore una finestra sul suo mondo interiore. Nel video- performance, l’artista registra in tempo reale tutti i movimenti prodotti dal corpo durante una lunga attesa. Per tutta la durata del video viene ripetuta continuamente la frase “il mio tempo è tempo d’abbandono”, diventando, così, un mantra ipnotico.
La ripetizione invita lo spettatore a riflettere sulla propria essenza, sul concetto di tempo, sulla conoscenza e sulla spirituaità e la fusione di suono e parole fanno dell’opera un’esperienza intellettuale. Altro elemento importante è l’uso del colore rosso, presente sia nella giacca che nel pavimento, ed è il simbolo della contemplazione spirituale e carnale. La performance non è solo una rappresentazione visiva ma un viaggio emozionale che espande la comprensione del sé e del mondo.
Dal Catalogo “Premio d’arte internazionale Visioni”
MARIANGELA BAGNOLO | CURATRICE
DE PROFUNDIS | AFFRESCO | TRITTICO
VIDEO DIGITALIZZATO DA VHS | 16:9 | FEEDBACK LOOP| SUONO | COLORE | 2024
Testo originale M. Balbi Dipalma
Selezione “PARATISSIMA” 2024



Part. I | Part. II | Part. III
Attraverso una video installazione Marco Balbi Dipalma interroga l’essenza dell’abbandono. Il termine e il concetto che Balbi Dipalma analizza possiede un duplice valore, poiché appartenente all’ambito della solitudine – ricercata indipendentemente o raggiunta per causa di un allontanamento sociale – ma anche nell’ambito della fede, in cui si custodisce il valore massimo dell’ideale di abbandono verso ciò che non è possibile vedere. Questo concetto è alla base del lavoro dell’artista, poetico, ipnotico, in cui l’horror vacui viene fornito di una voce che si materializza tramite l’artista stesso.
Dal catalogo “Come la pelle che mi nasconde” Paratissima” 2024
M. BRONZINO | CURATORE
CANTI RITUALI
VIDEO 4K | 16:9 | COLORE | MUTI | LOOP | RETROPROIEZIONE SU TELA O MURO O 4K LCD TV | 2022/23
COLLEZIONE DI 7 VIDEO: TRASFIGURAZIONE, COMPIANTO, AGONIA, PIETA’, DERISIONE, ASCENSIONE, RESURREZIONE
Trasfigurazione selezionato “Biennale d’ arte di Sondrio”.
I CANTI RITUALI sono una raccolta di video che si interrogano sulla sofferenza e sull’amore di sé in relazione al divino come (usando) preghiere carnali. Sono una preghiera visiva, come i dipinti sacri del XIII secolo italiano.I video indagano il dolore universale.






Compianto | Agonia | Derisione | Pietà | Ascensione | Resurrezione
L’utilizzo dei colori scuri e delle ombre crea un’atmosfera intima e claustrofobica, amplificando il senso di angoscia del protagonista. La luce soffusa, tuttavia, offre un contrasto significativo: diventa simbolo di una speranza latente, una possibilità di illuminazione che, pur distante, resta presente. Il contrasto tra luce e ombra non è solo visivo, ma concettuale. Dipalma invita lo spettatore a riflettere sull’incertezza che accompagna ogni processo di trasformazione: dove si trova il sole, la fonte di luce e vita? Questa domanda silenziosa attraversa l’intera opera, suggerendo che il viaggio verso una nuova identità è spesso oscuro e incerto. All’interno dell’opera sono riscontrabili diversi simbolismi interessanti. Innanzitutto, il telo che avvolge il protagonista è un simbolo polivalente. Protegge, ma al tempo stesso separa; cela, ma non cancella la vulnerabilità dell’uomo. È un’immagine che richiama la condizione umana, sospesa tra la necessità di protezione e il desiderio di espressione. Inoltre, la dissolvenza finale del corpo nella posizione a croce suggerisce una dimensione spirituale e universale. Non si tratta di un semplice sacrificio, ma di una ricerca di redenzione e significato, un’apertura a una possibile rinascita. Infine, l’opera rappresenta la trasfigurazione non solo come perdita, ma anche come possibilità. Lacerarsi non significa annientarsi, ma aprirsi a una nuova forma, a una nuova visione di sé. Il ritmo del video è costruito in modo da suggerire un movimento ascendente, un progressivo distacco dalla disperazione verso una dimensione più alta di consapevolezza. Questo movimento non è lineare, ma pieno di incertezze e regressioni, riflettendo la complessità del viaggio interiore. La dissolvenza finale, in cui l’Io si eclissa dietro un velo, chiude l’opera con un’immagine potente: un’identità che non scompare, ma si trasforma, lasciando spazio a una presenza più profonda e autentica. Marco Balbi Dipalma dimostra una straordinaria capacità di combinare il linguaggio visivo rinascimentale con tecniche digitali contemporanee, creando un’opera che è al tempo stesso ancorata alla tradizione e profondamente attuale. L’uso del video come medium permette a Dipalma di aggiungere movimento e temporalità a un tema statico come la trasfigurazione, trasformandolo in un processo dinamico e coinvolgente. Questa scelta amplifica il coinvolgimento dello spettatore, che si trova immerso in un’esperienza visiva ed emotiva totalizzante. “Trasfigurazione” di Marco Balbi Dipalma è un’opera che trascende la semplice rappresentazione visiva, per diventare un’esperienza sensoriale e concettuale che invita lo spettatore a confrontarsi con la complessità dell’identità umana. Attraverso l’uso di simboli potenti, colori cupi, luci soffuse e un ritmo ascensionale, Dipalma esplora il conflitto tra perdita e trasformazione, tra lutto e rinascita. Questa “preghiera visiva” si impone come un contributo significativo al panorama dell’arte digitale contemporanea, offrendo una riflessione universale sull’esperienza del cambiamento e sulla possibilità di ritrovare un senso nell’oscurità.
CRITICA ARTISTICA BIENNALE DI SONDRIO 2024
AUTORITRATTO ALLO SPECCHIO: FRAGILITA’
VIDEOSCULTURA OLOGRAFICA 4K | 16:9 | PLEXIGLASS| DATAMOSHING| COLORE | NO SUONO | DURATA 1:46 | 2023
Selezionato “Paratissma “Nice & fair – Show don’t tell!” 2024
Finalista expositivaart 2025




L’autoritratto non ha parole, si esprime nella silente contemplazione di Sé. Il corpo riflesso nello specchio rivela uno spazio vissuto. Il video riflette sulla fragilità dell’Essere. Avevo necessità di vedermi con l’occhio interiore, per ritrovare un senso esistenziale dopo il disincanto. Scrutarmi per aprire una rinnovata visione, al di là del velo, per rinascere. La proiezione del corpo diventa un cammino di conoscenza dell’anima.
La tecnica del datamoshing scompone la figura in materia luminosa. I colori frastagliati rivelano l’ambivalenza della frammentazione interiore. L’essere frammentati, esprime il dolore della perdita della forma identitaria, ma allo stesso tempo frammentarsi, come in una tecnica di meditazione buddista, è una pratica per cercare una visione più ampia dell’essere. Il corpo, dipinto nello specchio, evoca la sua presenza nello spazio e si connota come “Io spaziale”. Nella dualità del riflesso rappresenta un locus amoenus, appare come “l’altro da me”, “l’altrove.”
La ripresa, nel rapporto di sguardo con lo specchio e l’osservatore, pone un paradosso: la videocamera rafforza l’identità, rendendola una soglia di passaggio verso la relazione al “tu che posso essere io”. Il corpo nello lo specchio è il tocco fragile dell’anima. Uno spazio interiore che ci accomuna. Nello specchio, la figura umana si apre al dialogo con l’Esserci.
MARCO BALBI DIPALMA | ARTISTA
Percepire la fisicità, non solo come dimensione materiale, ma come un vero e proprio linguaggio fatto di scorci e fessure, mette in rilievi la sua entità ambivalente sospesa tra presenza e assenza. Proprio nell’indagare l’ambito esistenziale e psicologico degli esseri umani Marco Balbi Dipalma intesse esperienze di carattere autobiografico, esplorando il dolore come fonte di conoscenza e il potere di trasformare le relazioni e la spiritualità. Nell’istallazione video Autoritratto allo specchio: Fragilità l’artista mette in scena sé stesso in cui l’ioriflesso non è solo un doppio fisico, ma si trasforma in un Io che si apre all’essere dell’altro: lo specchio diventa così un mezzo di scoperta e interrogazione dell’identità. Non si tratta solo di esplorazione dell’ego, ma di un’indagine sulla fragilità condivisa, in una continua relazione tra identità e alterità.
ELENA SILLITTI | CURATRICE
AUTORITRATTO ALLO SPECCHIO: AMORE PRIMARIO
VIDEO 4k 9:16 | DATAMOSHING | SILENZIO | COLORE | PROIEIONE SU TELA, MURO, MONITOR LCD 9:16 | 2:07 sec. | 2023
“L’amore ama e nell’amare guarda sempre un po’ oltre rispetto a ciò che ha e possiede tra le mani” M. Schaler “Ordo amoris”
“L’autoritratto allo specchio: Amore primario” indaga il cuore come centro dinamico affettivo dell’identità per aprire uno spazio metafisico, alla ricerca di un “ordo amoris”, che dia senso al vuoto esistenziale e di valore etico. Con l’azione simbolica di aprire il proprio vestito indiano e toccare il petto ad occhi chiusi di fronte allo specchio, il performer ricerca in sé, a partire dal proprio corpo, una struttura assiologica dell’amore, nella scoperta di un’autentica visione del proprio “Io”. L’”Io” si riflette nel corpo come in uno specchio. Il corpo riflesso si connota come ens amans, il quale cerca di comprendere la logica del cuore per riconoscere l’intima costituzione del suo essere. La tecnica del datamoshing evidenzia l’atto di toccare e penetrare il centro cardiaco per far progredire l’identità riflessa nella sua bellezza, edificandola, in quanto mondo di valori dell’ Amore. Nell’atto di amare l’identità si spoglia e ricerca un più profondo e ontologico compimento nell’ Esserci. L’autoritratto allo specchio indaga con l’occhio del cuore l’ethos e la cultura dell’ Amore: l’io che s’ apre al tu, verso un amore primario.